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VOID di Attilio Solzi

A partire dall'8 luglio e per tutto il mese di agosto la Project Room di 10 Corso Como presenta l'installazione fotografica VOID di Attilio Solzi a cura di Alessio de' Navasques.


Nell'ambito della programmazione di 10 Corso Como, che interpreta i propri spazi come un organismo in continua trasformazione, capace di unire e contaminare luoghi e linguaggi secondo l'idea di un teatro flessibile, la Project Room si trasforma per l'estate. Lo spazio, tradizionalmente dedicato alle collezioni di beauty, profumi e libri di ricerca, diventa un libro aperto ed esteso, un ambiente immersivo in cui entrare idealmente tra le pagine dell'ultimo lavoro di Attilio Solzi, una delle figure più interessanti della fotografia contemporanea.


Grandi stampe su tela e canvas conducono il visitatore dentro VOID, l'installazione fotografica dedicata alla poetica del vuoto e del suo movimento, inteso come dimensione intima dell'artista. Il progetto si inserisce nella visione di Tiziana Fausti, in un percorso dedicato agli autori capaci di lavorare sull'inconsistente, sulle dissolvenze, sulle sfocature, sulle vibrazioni della luce e dell'ombra: una ricerca sviluppata attraverso mostre fotografiche e progetti espositivi che trovano oggi una nuova sintesi. Una superficie che si fa vento, bolla, vuoto, in un movimento universale e continuo.


Da sempre attento al corpo e alla forza carnale della materia, Solzi approda qui a una dimensione più sospesa. Una sottile pellicola plastica, materiale povero e artificiale, si trasforma in un medium di metamorfosi: pieghe, increspature e onde avvolgono le figure fino a dissolverne i contorni, creando immagini in cui uomo e natura sembrano condividere la stessa vibrazione. La plastica perde così la propria funzione e diventa membrana, atmosfera, pelle comune tra il corpo e il mondo.


Il velo, simbolo ancestrale del nascondere e del rivelare, attraversa l'intero progetto. Come nei riti dell'antica Grecia o nel movimento delle forme evocato da Aby Warburg, velare e svelare coincidono nello stesso gesto. I giovani artisti ritratti sembrano abitare questa soglia: corpi che diventano forme, dissolvenze, presenze sospese, come crisalidi in attesa della propria metamorfosi artistica. Solzi sembra cercare qualcosa che precede il volto e il gesto, un'essenza ancora in formazione.


Il vuoto evocato da VOID non coincide con l'assenza, ma con uno stato di apertura, con il tempo silenzioso che precede la nascita dell'opera. È il ritratto dell'artista nel suo studio, nel momento in cui si fa vuoto perché le forme del mondo possano attraversarlo. Le immagini abitano proprio quell'istante fragile e luminoso, trasformando la Project Room in uno spazio di contemplazione e di rivelazione.

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